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Poveri laureati: cornuti e mazziati?  
Nonostante siano meno di un quinto della popolazione (dati Almalaurea), in Italia, ed ancor meno in Basilicata, i laureati hanno poche possibilità di trovare un lavoro adeguato rispetto agli studi fatti. Insomma, soprattutto nei primi anni dopo la laurea, i laureati non se la passano bene.

Anche l’agognato posto “pubblico” sta diventando un miraggio: i pochi posti disponibili negli enti pubblici, talvolta, vengono “assegnati” con procedure alle quali i laureati non possono partecipare o sono penalizzati.

Insomma, si potrebbe sintetizzare: poveri laureati, cornuti e mazziati?

Per rispondere alla domanda siamo costretti a dilungarci un po’: e chiediamo scusa fin d’ora della prolissità; ma forse vale la pena di approfondire la questione perché, alla fine, si fanno interessanti scoperte.

Cominciamo con il ripescare nell’archivio di alcuni organi di stampa locali (siamo a settembre ed ottobre 2010) alcune notizie relative a concorsi banditi all’ARBEA (Agenzia della Regione Basilicata per le Erogazioni in Agricoltura, ente pubblico della Regione Basilicata) e all’ATER di Matera (Azienda Territoriale per l’Edilizia residenziale, ex Istituto per le Case popolari).

Entrambi gli enti pubblici sembra abbiano bandito (e nel caso dell’ARBEA, anche espletato) concorsi riservati ai soli impiegati in servizio rispettivamente presso i due enti pubblici per posti da funzionario “con mansioni direttive” (categoria D, funzionari che potrebbero diventare, anche nell’arco di qualche anno, dirigenti).

Il Quotidiano di Basilicata (del 25 settembre 2010) evidenziava che nessuno dei tre vincitori “neofunzionari” ARBEA era in possesso di laurea e che uno di questi era Nunzia Antezza, consigliere comunale di Matera (PD).

Qualche giorno dopo, il 6 ottobre 2010, il sito Sassilive.it pubblicava una richiesta di chiarimenti del SUNIA - il Sindacato degli inquilini e assegnatari di Matera – diretta all’ATER su un analogo concorso “interno” (pare esclusivamente riservato agli "interni") che, pare, permetterà ad impiegati dell’ATER di diventare dapprima funzionario e poi, in futuro, potenzialmente anche dirigente.

Se quanto riferito dai due citati organi di stampa locale corrisponde a verità, in tutti e due i casi, si tratterebbe di concorsi riservati ai soli dipendenti “interni”; concorsi che permettono solo agli interni di essere promossi a posizioni lavorative di livello “superiore” e di aspirare ad accedere alla carriera di dirigente. Come dicono gli addetti ai lavori, si tratterebbe di "progressioni verticali” dall’area (funzionale) individuata dalla lettera “C” (quella impiegatizia, appunto, per la quale è richiesto, in sede di acceso tramite concorso, almeno il diploma di scuola media superiore) all’area funzionale individuata dalla lettera “D” (per intenderci, funzionari ovvero “semi-dirigenti”, posti per i quali agli “esterni”, per accedere ai concorsi, viene richiesto il diploma di laurea).

Sia nel caso dell’ARBEA che dell’ATER il concorso è stato invece riservato a soli impiegati interni. Nel caso dell’ARBEA, ai concorrenti interni non era richiesto nemmeno il possesso della laurea.

A questo punto, sorgono almeno due dubbi
: ma per diventare funzionario (ovvero “semi-dirigente”) in un ente pubblico, la legge non prevede che il concorso sia aperto anche a non dipendenti (ovvero a concorrenti esterni) per almeno il 50% dei posti in palio e, inoltre, non richiede a tutti i partecipanti il possesso della laurea?

Approfondendo, si scopre che entrambi i dubbi sono stati dissolti, ed anche parecchie volte, sia dalla Corte Costituzionale che dalla Corte dei Conti.

Basta andarsi a leggere, ad esempio, sul sito della Corte dei Conti le seguenti decisioni: 17 marzo 2009, n. 64, dalla sezione regionale di controllo per la Lombardia; n. 10 del 31 marzo 2010 della Sezione Autonomie della Corte dei Conti; sezione regionale di controllo per il Piemonte, n. 41 del 2010; sez. reg. di controllo per l’Emilia, n. 317 del 2010; ed, in ultimo, anche il più recente parere n. 444 del 15 settembre 2010 della sezione regionale di controllo per la Calabria.

In tutte queste pronunce, la Corte dei Conti ha chiarito che:

a) sono illegittimi i concorsi riservati interamente agli interni;
b) anche i concorrenti interni devono possedere il titolo di studio richiesto ai candidati esterni per accedere al posto messo in palio: ovvero la laurea per i posti da funzionari con mansioni direttive (categoria D, i “semi-dirigenti”, come li abbiamo definiti, tanto per intenderci).

A dire il vero, fin dal 1980, nella pubblica amministrazione e negli enti pubblici, la legge prevedeva “passaggi di livello” esclusivamente tramite concorso “pubblico” (ovvero con concorso aperto a tutti).

Eppure, fino a qualche tempo fa, erano frequenti i casi di enti pubblici che per prassi (o “abitudine”) interna promuovevano propri impiegati a funzionari, senza bandire alcun concorso aperto a candidati esterni, con tramite procedure riservate a dipendenti interni anche sprovvisti laurea ma in possesso di un determinato numero di anni di esperienza e di altri particolari requisiti stabiliti nel regolamento interno dell’ente pubblico.

Queste prassi o “abitudini” sono state innumerevoli volte definite “cattive” e, per questo, “censurate” dalla Corte Costituzionale. Anche qui, se si hanno voglia e tempo è possibile leggersi tra le tante, ad esempio le sentenze numero 320/1997, 1/1999, 194/2002, 218/2002, 373/2002, 517/2002, 274/2003, 195/2005, 81/2006, 293/2009, 100/2010 e l’ultimissima e perentoria sentenza numero 169/2010.

Con alcune di queste sentenze, la Corte Costituzionale ha abrogato le norme di leggi regionali (ad esempio, liguri, siciliane e calabresi) e dei regolamenti interni di enti pubblici che davano indiscriminato“semaforo verde” a “promozioni” - riservate agli interni - da impiegato a funzionario (il cosiddetto “semi-dirigente”) in palese violazione dei principi costituzionali di parità di trattamento, di accesso al pubblico impiego tramite concorso pubblico, di uguaglianza di opportunità tra concorrenti interni (cui non veniva richiesta la laurea) e i concorrenti esterni (cui veniva invece richiesta la laurea e che molte volte, si vedevano addirittura direttamente estromessi ed esclusi dalla partecipazione al concorso, riservato solo agli interni).

Dal 1/1/2010, queste cattive prassi o "abitudini" sono state definitivamente ed espressamente vietate dal Legislatore grazie al tanto "esecrato" decreto Brunetta (D.Lgs. n. 150/2009), il quale ha chiarito che:

- “le amministrazioni pubbliche, a decorrere dal 1° gennaio 2010” devono coprire i posti disponibili nella dotazione organica “attraverso concorsi pubblici, con riserva non superiore al cinquanta per cento a favore del personale interno, nel rispetto delle disposizioni vigenti in materia di assunzioni” (art. 24, comma 1);
- “le progressioni fra le aree” (c.d. progressioni "verticali") “avvengono tramite concorso pubblico, ferma restando la possibilità per l’amministrazione di destinare al personale interno, in possesso dei titoli di studio richiesti per l’accesso dall’esterno una riserva di posti comunque non superiore al 50 per cento di quelli messi a concorso” (comma 1, art. 62).

In altre parole, per conquistare (dall’interno e dall’esterno, non importa) un posto da funzionari pubblici (con mansioni direttive) bisogna:

1) essere in possesso del titolo di studio richiesto (la laurea, in questo caso);
2) partecipare ad un concorso in cui almeno il 50% dei posti deve essere riservato a concorrenti "esterni" (ovvero non impiegati già nell’ente pubblico che bandisce il concorso).


L’ANCI (l’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani) e qualche sindacato, interpretando alcune norme dello stesso decreto Brunetta e richiamando il contratto collettivo di categoria, sostengono, difatti, che le due condizioni sopra esposte si applicherebbero solo dal 1 gennaio 2011 e per i nuovi concorsi. Hanno insomma il parere opposto rispetto a quello dei giudici costituzionali e dei giudici contabili.

Ma sia la Corte Costituzionale che la Sezione Autonomie della Corte dei Conti non ne vogliono proprio sapere. Difatti, hanno entrambe nuovamente ribadito che, se anche i regolamenti interni degli enti pubblici o il contratto collettivo del pubblico impiego prevedono promozioni a funzionario di concorrenti interni (impiegati) senza laurea e omettendo l’espletamento di un concorso aperto a concorrenti esterni, queste norme regolamentari o contrattuali sono illegittime e devono essere semplicemente ignorate ("disapplicate") in quanto contrarie ai principi di cui agli artt. 3, 51 e 97, 98 della Costituzione. E questo vale anche per le procedure concorsuali bandite negli anni precedenti al 2010.

Parola di Corte Costituzionale e di Corte dei Conti. Parola che conta e conterà?

Francesco Filippetti
Matera Cambia!
 
     
  www.materacambia.it